IL LETTORE DOTATO DI TALENTO, por Enrique Vila-Matas

Posted on octubre 10, 2011 por

0


  

IL LETTORE DOTATO DI TALENTO.

La lettura è un arte, anche se molti autori di oggi lo ignorano, visto che sono sempre indaffarati a servire quello che ci si aspetta da loro: intrighi banali, personaggi che parlino come nelle più mediocri serie televisive, stile tiralinee. È la chiarezza che si chiede loro, e di non complicare le cose. Di respirare con naturalezza e non incupire la giornata a nessuno.

La maggioranza dei lettori ostenta il gusto generale e, contando sulla complicità rivelatrice del suffragio di chi non legge, agisce come se avesse vinto alle urne e questo ormai le consentisse di imporre la figura del lettore passivo e di sottoporre qualsiasi lettura individuale alla più rozza lettura generale, prigione di tutti.

Questo orrore ha la sua logica se si pensa che fra i lettori di oggi trionfa quella comodità che già negli anni Trenta portò Cyril Connolly a ironizzare sui pigri: «A prescindere dal loro talento iniziale, si condannano a idee e amicizie di seconda mano».

Per quanto posso ricordare, l’icona classica del lettore attivo è per me una lettrice, Anna Karenina, che viaggia di notte sul treno da Mosca a San Pietroburgo. Proprio nel momento in cui Tolstoj sembra aver sospeso leggermente l’intrigo, Anna si posa un cuscino sulle ginocchia e, avvolgendosi le gambe in una coperta, si mette comoda. Poi chiede ad Annuska una lanterna, che fissa al bracciolo del sedile, e tira fuori dalla borsetta rossa un tagliacarte e un romanzo inglese.

Nella mia memoria, questo momento è una vera illuminazione. Associo la lanterna di Anna a quella peculiare luce propria di cui Paul Valéry aveva percepito l’esistenza quando nei suoi Quaderni riteneva plausibile un tipo di opere che contassero sull’illuminazione personale del lettore, e cioè un tipo di opere scritte non pensando di dare qualcosa a chi legge, ma al contrario di ricevere: «Offrire al lettore l’opportunità di un piacere – lavoro attivo – invece di proporgli un godimento passivo. Uno scritto fatto espressamente per ricevere un senso, e non solo un senso, ma tanti sensi quanti ne può produrre l’azione di una mente su un testo».

Decenni dopo, Roland Barthes avrebbe raccolto il guanto e avrebbe detto che per restituire un futuro alla scrittura occorreva rovesciare il mito: «La nascita del lettore si paga con la morte dell’Autore». Esagerava, ma con la sua idea ha impegnato due generazioni di studiosi e ha dimostrato inoltre che da quell’accadere implacabile che conduce alla morte non c’è nulla che ci distragga tanto come la lettura attiva.

La famosa morte. L’ho vista nascondersi negli orologi nella Vita e opinioni di Tristram Shandy, romanzo con cui Laurence Sterne rinvigorì il rapporto dello scrittore col lettore: «Via via che procederemo più oltre insieme, la superficiale conoscenza che ora è tra noi diventerà familiarità e, a meno che uno dei due sia in difetto, finirà in amicizia ». Può darsi che mostrarsi in difetto davanti a tipi come il grande Sterne sia l’errore di tanti lettori di oggi, consumatori di succedanei della letteratura, ma rincuora sapere che ci sono indizi del ritorno del lettore attivo. Qualcosa comincia a muoversi in mezzo alla baraonda dei romanzi esoterici e altre mostruosità, e si direbbe addirittura che abbia ormai il fiato corto la sciocca esaltazione del lettore passivo, che in realtà nasconde l’esaltazione di chi non legge. Ricompare il lettore dotato di talento e sembra che s’inizino a ridelineare i termini del contratto morale fra autore e pubblico. Ricominciano a respirare gli scrittori che si affannano per un tipo di lettore abbastanza aperto da accogliere nella propria mente il disegno di una coscienza estranea, persino radicalmente diversa dalla propria.

La sequenza centrale di ogni lettura attiva contiene il gesto più profondamente democratico che io conosca. È il gesto di chi sa aprirsi al mondo e alle verità relative dell’altro, alla sacra rivelazione di una coscienza aliena. Se si esige talento da uno scrittore, si deve esigere anche dal lettore. Perché il viaggio della lettura attraversa spesso terreni difficili che richiedono tolleranza, libertà di spirito, capacità di emozioni intelligenti, desiderio di comprendere l’altro e di avvicinarsi a un linguaggio differente da quello in cui siamo sequestrati. Come dice Vilém Vok, non è così semplice per un lettore sentire il mondo come l’ha sentito Kafka: un mondo in cui si nega il movimento ed è impossibile anche solo andare da un villaggio all’altro.

I rapporti fra lettore e scrittore rimandano sia a un mondo radicalmente negato per il movimento sia alla scena opposta: due isolati villaggi kafkiani che si avvicinano. Un romanzo è una strada a due sensi, animata da due talenti; una strada in cui il compito che si richiede alle due parti è, alla fin fine, lo stesso. Leggere, quando si fa con una una lanterna propria, è difficile e appassionante quanto scrivere. Sia chi scrive sia chi legge, pur intravedendo il fallimento, cerca la rivelazione certa di ciò che siamo, la rivelazione esatta della propria coscienza personale, e anche di quella dell’altro. E coloro che collocano la lettura sullo stesso piano dell’esperienza passiva di guardare la televisione, non fanno che umiliare la lettura e i lettori. In realtà, le stesse abilità che servono per scrivere sono necessarie anche per leggere.

Gli scrittori possono mostrarsi in difetto davanti ai lettori, ma accade anche il contrario e i lettori si mostrano in difetto davanti agli scrittori quando cercano in loro solo la conferma del fatto che il mondo è come lo vedono sul piccolo schermo. Tempi nuovi stanno portando a questa revisione e a questo rinnovamento del patto esigente fra scrittore e lettore. C’è da sperare di poter presto dire, parafrasando Henry James, che tutti e due lavorano con quello che hanno, e che i loro grandi dubbi sono la loro passione, e che quella passione è esattamente il loro grande compito.

* Traduzione di Ilide Carmignani, articulo publicatto en 24 hore el 2 de ottobre 2011.                        [oírversione audio]

<!–

–><!–usa il player del browser –>

TORINO, 2 OTTOBRE 2011

Fuente: http://www.enriquevilamatas.com/pageit.html#lettore